Mavi Pendibene, Il lago sul soffitto

Per raccontare un cammino serve una prosa sommessa, un sentiero silenzioso sullo sfondo di un cielo, di un fiume, di una collina.

 

Abito un mondo che muore, in un paesaggio sempre più devastato e percorso da segnali preoccupanti: per questo cerco un’altra vita possibile non parallela ma compresa in quella che vivo, dove la dolcezza e il sogno riprendono il loro posto, dove tutto si ricompone e si può dialogare con le cose.

 

Sono una camminatrice di colline, di pendii, di balze e boschi scoscesi, percorro e ripercorro questi luoghi, li penso e li ripenso, li sogno come se esistessero solo nell’iride dei miei occhi, li investo di nostalgia prima ancora di perderli e, a quel punto divento vigile e precisa, cerco la coincidenza perfetta tra ciò che vedo e ciò che voglio: la solitudine arricchisce lo sguardo e permette di raccontare l’emozione.

 

Tutto questo per dire che la pienezza delle sensazioni non nasce da noi ma da una bellezza che viene dal- l’esterno, dallo scenario che ci circonda: in questo caso la bellezza non è “negli occhi di chi guarda” ma è oggettivamente reale davanti a noi e noi diventiamo responsabili dell’armonia tra natura e cultura, tra l’uomo e il mondo.

 

Responsabili della continuità

 

Un breve romanzo sulla vita, sul cammino e sulla ricerca interiore.

 

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