Mavi Pendibene, I miei fratelli erano marinai

 

Da sempre penso ad un incipit così. In realtà ho un solo fratello ed è un insegnante di filosofia in pensione: nulla di eroico.
Eppure il nostro sangue era forte, coraggioso, plasmato nei secoli dal salmastro delle onde e dal cupo bagliore di un orizzonte in tempesta, eroiche le vite dei nostri antenati capitani di velieri, che solcavano il mare per mesi, le bianche vele soffiate dal vento, verso luoghi lontani e ignoti, soli nei vasti e sconfinati spazi oceanici.

Cosa ci è accaduto? Dov’è finito lo “spirto guerrier” che aveva in qualche modo caratterizzato i miei avi?
Mio fratello, prima di andare a trovare mia madre, si informa sulle condizioni meteorologiche anche se vive a pochi chilometri: se piove prende il treno.

Da parte mia poi, vivrei reclusa nello spazio della mia casa, gli arresti domiciliari sarebbero la mia condizione ideale: ogni piccolo spostamento mi irrita e preoccupa, se non fosse per il lavoro non lascerei mai la mia adorata cucina e la mia veranda fiorita, il viaggio non fa parte dei miei sogni né dei miei programmi. Potrei pensare che è tutto imputabile all’età. Potrei, ma in realtà credo che il viaggio non sia mai stato nei miei cromosomi, neppure in gioventù; eppure li ho fatti, disagiati, stancanti, folli, inutili. In una notte ho attraversato quattro frontiere per arrivare ad Istanbul, dormire in macchina e ripartire al mattino.

Per entrambi, la stessa ferrea e caparbia volontà di non tornare indietro.
Un romanzo dell’autrice italiana Mavi Pendibene, pubblicato da ProMosaik, insieme agli altri romanzi e racconti dell’autrice. Un approccio esistenziale alla letteratura. E soprattutto letteratura al femminile.

 

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